Spiegazione
della
Santa Messa
di
Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)
XXXIV - L'ORAZIONE DOMENICALE
Poiché Dio ci ha
detto: «Quando volete pregare, dite: Padre nostro, che sei nei deli, sia santificato
il tuo nome» (Le 11,2), qual occasione migliore di questa per elevar a Dio
tale preghiera? Così dunque il sacerdote ci fa udire il Pater Noster...
L'orazione domenicale ha occupato sempre nel santo Sacrificio il medesimo luogo che
occupa oggi, poiché la troviamo in tutte le liturgie, in tutti i Canoni. Inoltre,
la Chiesa l'adopera sempre, in tutte le occasioni solenni. Essa costituisce per noi
un sostegno e porta con sé la garanzia del medesimo Gesù Cristo, che
ci ha detto: "Quando vorrete pregare, dite: Pater noster". La Chiesa
fa precedere tale orazione da queste magnifiche parole: Praeceptis salutaribus
moniti, et divina institutione formati, audemus dicere. Sì, se parliamo,
se formuliamo le domande che stanno per seguire, ci fondiamo sul precetto che ci
comanda di pregare così, precetto che abbiamo ricevuto dal divin Maestro per
la nostra salvezza. Egli medesimo ci ha istruito con le sue divine labbra, perciò
osiamo dire, audemus dicere: Pater noster.
Il sacerdote presenta a Dio le sette petizioni dell'orazione domenicale. Le prime
tre riguardano Dio stesso e trattano dell'amore di benevolenza. Nostro Signore ci
mette così sulla via dell'amore più puro. Pater noster qui es in
caelis, sanctificetur nomen tuum, "sia santificato il tuo nome",
cioè "ti venga reso tutto l'onore e il rispetto che merita, perché
questo ti è dovuto". Adveniat regnum tuum, "venga presto
il tuo regno": ossia "che il tuo regno si stabilisca in tutti e su tutti,
perché tu sei vero re". Fiat voluntas tua, sicut in caelo, et in terra,
"sia fatta la tua volontà qui in terra dagli uomini, così come
è compiuta in cielo dagli Angeli e dai beati".
Dopo aver pregato - secondo gl'insegnamenti dello stesso Gesù Cristo - perché
venga il regno di Dio e tutta la creazione lo glorifichi, il sacerdote aggiunge le
altre quattro petizioni dell'orazione domenicale, che trattano di ciò che
ci è necessario.
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie. Domandiamo il pane quotidiano, e
Nostro Signore, facendoci dire dacci oggi, vuoi farci intendere che, non sapendo
se vivremo domani, è inutile che ci preoccupiamo di ciò che può
succeder in un giorno che non è nostro. E chiediamo non solamente il pane
per il corpo, ma anche per l'anima, poiché l'anima pure ha bisogno di essere
nutrita. Perciò uno degli Evangelisti dice a questo punto: panem nostrum
supersubstantialem da nobis hodie (Mt 6,11). Questo pane è sull'altare,
e vi è per nutrire le anime nostre, perciò questo è il momento
di domandarlo a Dio.
Poi, giacché siamo peccatori, dobbiamo domandare perdono: Et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostrìs. "Sì,
perdonaci ciò che abbiamo fatto contro di te". Noi stessi diamo la misura
di questo perdono, pregando Dio che ci perdoni come noi perdoniamo a coloro che ci
hanno offeso.
Et ne nos inducas in tentatione, "e non ci indurre in tentazione",
ossia: "liberaci dalla tentazione". Quantunque entri nei disegni di Dio
l'esporci alla tentazione per provarci e farci acquistare meriti, possiamo tuttavia
chiedergli di preservarci dal pericolo, poiché per la nostra fragilità
potremmo facilmente cadervi.
Sed libera nos a malo, "ma liberaci dal male". Si racchiudono in
questa formula due petizioni: chiediamo a Dio che ci liberi dal maligno, cioè
dal demonio, che cerca continuamente di farci cadere nel male, e gli chiediamo al
tempo stesso che ci salvi dall'abisso del peccato, se per nostra disgrazia vi fossimo
caduti.