Spiegazione
della
Santa Messa
di
Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)
XIX - PREFAZIO
Benché il sacerdote
faccia quest'ultima orazione, di cui abbiamo parlato, a bassa voce, la termina ad
alta voce, esclamando: Per omnia saecula saeculorum, e i fedeli rispondono:
Amen, come per dire "noi pure acconsentiamo alla tua domanda". Il
sacerdote, infatti, nulla dice nel Sacrificio che non sia senza il consenso dei fedeli,
i quali, come abbiamo detto, partecipano del sacerdozio. Pur non avendo udito ciò
che ha detto il sacerdote nella Secreta, si associano a lui e l'approvano
di tutto cuore, rispondendo: Amen: "sì, la nostra preghiera è
unita alla tua". Il dialogo cominciato tra il sacerdote e i fedeli continua
per lasciare poi la parola solo al sacerdote, che ringrazia a nome di tutta l'assemblea.
Il sacerdote (questa volta senza voltarsi verso il popolo) comincia, dunque, col
salutar i fedeli: Dominus vobiscum, "il Signore sia con voi". Questo
è il momento più solenne della preghiera. I fedeli rispondono: Et
cum spiritu tuo, "ch'Egli sia col tuo spirito, che Egli ti assista; noi
siamo uniti a te".
Poi il sacerdote dice: Sursum corda!, "In alto i cuori!" e domanda
che i cuori si distacchino da ogni pensiero terreno per dirigersi unicamente verso
Dio, perché la preghiera che sta per elevar è la preghiera di ringraziamento.
Questa preghiera trova qui la sua giusta collocazione, perché il sacerdote
sta per compier il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo, Sacrificio che è
per noi il mezzo privilegiato per ringraziare la divina Maestà, poiché
solo attraverso di esso possiamo render a Dio tutto ciò che gli dobbiamo.
Per questo la Chiesa, che si compiace di gustare tutte le parole di questa sua magnifica
preghiera, vuoi ridestar i fedeli con il grido: Sursum corda!, affinchè
possano apprezzare tal rendimento di grazie che offre a Dio qualcosa di grande e
degno di Lui.
I fedeli, come se volessero rassicurar il sacerdote, si affrettano a rispondergli:
Habemus ad Dominum, "teniamo i nostri cuori elevati verso il Signore".
Quindi il sacerdote dice: "poiché è così, tutti insieme
rendiamo grazie al Signore", Gratias agamus Domino Deo nostro. I fedeli
rispondono: Dignum etjustum est, unendosi al ringraziamento contenuto nel
Prefazio, che il sacerdote comincia a pronunciare.
Questo dialogo è antico quanto la Chiesa, e tutto ci fa credere che siano
stati gli stessi Apostoli a fissarlo, poiché s'incontra nelle Chiese più
antiche e in tutte le liturgie. Bisogna, per quanto possibile, che i fedeli non restino
seduti durante queste acclamazioni.
Solo il sacerdote ha ora la parola e dice: Vere dignum etjustum est, aequum et
salutare, nos libi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens
aeterne Deus: per Christum Dominum nostrum, "Veramente è giusto renderti
grazie, o Dio onnipotente, tibi, a te, semper et ubique, sempre ed
ovunque, e renderti grazie per mezzo di Gesù Cristo Signor nostro". Sì,
dobbiamo ringraziare per mezzo di Gesù Cristo perché, se lo facessimo
in nome nostro, vi sarebbe tra DIo e noi una distanza infinita, e il nostro ringraziamento
non salirebbe sino a Lui, mentre, per mezzo di Gesù Cristo, esso giunge direttamente
a Dio e penetra sino al centro stesso della Divinità.
Ma non solamente noi, povere creature umane, dobbiamo passare per Gesù Cristo.
Vi sono anche tutti gli Angeli: Per quem maje-statem tuam laudant Angeli,
"per il
Solo il sacerdote ha ora la parola e dice: Vere dignum etjustum est, aequum et
salutare, nos libi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens
aeterne Deus: per Christum Dominum nostrum, "Veramente è giusto renderti
grazie, o Dio onnipotente, tibi, a te, semper et ubique, sempre ed
ovunque, e renderti grazie per mezzo di Gesù Cristo Signor nostro". Sì,
dobbiamo ringraziare per mezzo di Gesù Cristo perché, se lo facessimo
in nome nostro, vi sarebbe tra DIo e noi una distanza infinita, e il nostro ringraziamento
non salirebbe sino a Lui, mentre, per mezzo di Gesù Cristo, esso giunge direttamente
a Dio e penetra sino al centro stesso della Divinità.
Ma non solamente noi, povere creature umane, dobbiamo passare per Gesù Cristo.
Vi sono anche tutti gli Angeli: Per quem maje-statem tuam laudant Angeli,
"per il quale (Gesù Cristo) gli Angeli lodano la tua maestà",
perché, dopo l'Incarnazione, essi adorano la Maestà divina per Gesù
Cristo, Sommo Sacerdote; Adorant Dominationes, "le Dominazioni adorano
per Gesù Cristo"; Tremunt Potestates, "le Potestà",
questi Angeli così belli, fanno sentire un fremito tutto celeste, "tremano
alla vista di Gesù Cristo"; Caeli, "i Cieli", cioè
gli Angeli altissimi, Caelorumque Virtutes, "e le Virtù dei Cieli",
ancor più alte delle precedenti; Ac beata Seraphim, "e i beati
Serafini", che sono i più vicini a Dio per la purezza del loro amore;
Soda exultatione concelebrant, "tutti insieme, in concerto d'armonioso
trasporto, celebrano per Gesù Cristo la Maestà divina".
I prefazi terminano facendo menzione degli Angeli, affinchè la Chiesa militante
s'unisca all'inno che canta la Chiesa trionfante: Cum quibus et nostras voces
ut admitti jubeas, deprecamur, supplici confessione dicentes, "Sì,
noi domandiamo il permesso di aggiungere le nostre deboli voci alle potenti voci
angeliche e di ripetere quaggiù, quantunque ancora peccatori": Sanctus,
Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Tutto il Prefazio consiste nel rendere grazie a Dio, gratias agere, attraverso
Gesù Cristo, perché per Lui solamente arriveremo a Dio uniti
agli Angeli coi quali andiamo a cantar il Trisagio.
Oltre a questo Prefazio comune, la santa Chiesa ce ne offre altri nei quali s'invitano
gli Spiriti celesti a celebrare con noi, in un comune ringraziamento, i principali
misteri dell'Uomo-Dio, nei tempi di Natale, di Quaresima, di Passione, di Pasqua,
dell'Ascensione e della Pentecoste, senza dimenticare colei che ha portato al mondo
la salvezza, Maria Santissima né gli Apostoli, che predicarono agli uomini
la Redenzione.
Il Prefazio si canta con la tonalità antica che i Greci usavano nelle loro
feste.