Spiegazione
della
Santa Messa
di
Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)
XV - SECONDA INCENSAZIONE
Abbiamo già detto
che l'altare rappresenta Nostro Signore, e questo spiega l'onore con cui è
trattato. Il resto della Chiesa rappresenta i membri del Corpo Mistico di cui Gesù
Cristo è il Capo, cioè i fedeli, i quali - riuniti - compongono la
santa Chiesa, la sposa dell'Agnello. Quando il sacerdote è salito all'altare
per dar inizio al Sacrificio, lo ha incensato in tutte le direzioni, rendendo così
omaggio a Nostro Signore. Ora questa cerimonia si ripete. Come i re dell'Oriente
deposero ai piedi del divin Infante i tre doni dei quali fa menzione il Vangelo,
così il sacerdote offre l'incenso in onore del suo Signore e Re.
Ma un'altra cerimonia deve precedere l'incensazione dell'altare. Il pane e il vino
offerti dal sacerdote, in virtù di quest'offerta, han cessato d'appartener
all'ordine delle cose comuni e usuali, cosicché, se il sacerdote morisse a
questo punto della funzione, quel pane e quel vino dovrebbero essere gettati nel
sacrario. Al fine d'esprimer il suo rispetto per tali doni, la santa Chiesa li profuma
con l'incenso, come fa per Cristo stesso, rappresentato dall'altare.
L'uso dei profumi nelle cerimonie della Chiesa ha avuto origine in Oriente, dove
si trovano in grande abbondanza, al contrario di quel che accade nei nostri paesi
freddi dove scarseggiano enormemente. Ad ogni modo, la Chiesa non vuoi che nelle
sue cerimonie siano del tutto esclusi, e per questo prescrive l'uso almeno dell'incenso,
come pure per preparar il santo Crisma, prescrive d'aggiunger il balsamo all'olio.
Dopo l'incensazione del pane e del vino, incensatio super oblata, "l'incensazione
sulle cose offerte", ha luogo la seconda incensazione dell'altare. Ma prima
l'incenso deve essere benedetto, e il sacerdote lo fa con la preghiera: Per intercessionem
beati Michaelis Archangeli, stantis a dextris altaris incensi.... Come si vede,
non si fa qui menzione dell'angelo che nell'Apocalisse tiene il turibolo d'oro, ma
di san Michele, principe della milizia celeste. Alcuni hanno creduto che vi sia qui
un errore, perché è l'angelo Gabriele che, in san Luca (1,19) appare
alla destra dell'altare, ma la Chiesa non ha tenuto conto dei loro reclami. San Luca,
infatti, non dice che l'angelo Gabriele tiene in mano il turibolo d'oro.
La prima benedizione dell'incenso è stata meno solenne, poiché il sacerdote
si è limitato a dire: Ab ilio benedicaris, in cujus honore cremaberis,
"ti benedica Colui in onore del quale sarai bruciato". In questa seconda
benedizione sono invocati gli Angeli perché il mistero dell'incenso non rappresenta
altro che la preghiera dei Santi presentata a Dio dagli Angeli, come dice san Giovanni
nell'Apocalisse (8,4): Et ascendit fumus incensorum de orationibus sanctorum de
manu angeli coram Deo, "E dalla mano dell'Angelo il fumo degli aromi ascende
con la preghiera dei santi davanti a Dio".
Il sacerdote incensa il pane e il vino in modo che l'odore dell'incenso profumi e
avvolga le cose offerte; mentre fa l'incensazione, dice queste parole: Incensum
istud, a te benedictum, ascendat ad te, Domine: et descendat super nos misericordia
tua, "che questo incenso, da te benedetto, salga a te, Signore, e la tua
misericordia discenda su di noi". Questa preghiera, che è una lode a
Dio, è anche una petizione che formuliamo per noi medesimi.
La rubrica ordina al sacerdote che divida le parole adattandole a ciascun movimento
del turibolo. Quando il sacerdote ha fatto la prima incensazione dell'altare, non
ha detto alcuna orazione. Ora la Chiesa gli fa recitar una parte del salmo 140, scelto
a causa delle prime parole che pone sulle labbra del sacerdote: Dirigatur, Domine,
oratio mea, sicut incensum, in conspectu tuo, "la mia preghiera, Signore,
s'innalzi come incenso alla tua presenza". La Chiesa cerca sempre tra i Salmi,
le Epistole o i Vangeli ciò che più si adatta alle circostanze.
Il sacerdote comincia con l'incensare la Croce o il Santissimo Sacramento, se è
esposto (12). Quindi s'inchina davanti alla croce o fa la genuflessione se c'è
il Santissimo Sacramento. Se vi fossero reliquie esposte, le incensa due volte partendo
dal lato del Vangelo, per passare poi a quello dell'Epistola: quindi incensa tutte
le parti dell'altare. Quest'incensazione non differisce dalla prima che si è
fatta all'inizio della Messa né da quella che si fa alle Lodi e al Vespro
Il sacerdote, rendendo il turibolo al diacono, gli rivolge un augurio che fa ugualmente
a se medesimo, dicendo: Accendat in nobis Dominus ignem sui amoris, et flammam
seternae caritatis, "che il Signore accenda in noi il fuoco del suo amore
e la fiamma della carità eterna". Il diacono, ricevendo il turibolo,
bacia la mano del sacerdote e poi la parte superiore delle catene: è il contrario
di quello che fa presentandoglielo. Tutti questi usi sono orientali e la liturgia
li conserva perché sono dimostrazioni di rispetto e riverenza.
Il diacono incensa poi il sacerdote che si mette sul lato dell'altare, ma, se è
esposto il Santissimo Sacramento, il sacerdote discende dall'altare e, voltandosi
verso il popolo, riceve l'incensazione dal diacono. Poi s'incensa il coro, cominciando
dal vescovo, se è presente, i prelati se ve ne sono, i sacerdoti, i chierici
e, infine, tutti i fedeli, per mostrare che essi formano l'unico Corpo di cui Gesù
Cristo è il Capo. Tutti, tanto il vescovo che i sacerdoti e i fedeli, devono
alzarsi per ricevere l'incensazione: solamente il Papa non si alza quando viene incensato.
NOTE
12) II Rito tridentino prevede la celebrazione della Messa davanti al SS.mo Sacramento esposto. Attualmente si può celebrare «solo in caso di necessità o grave causa o per indulto, anche se il SS.mo Sacramento fosse velato o esposto solo con la pisside. La Messa solenne è permessa nella festa e durante l'ottavario del Corpus Domini e alle Quarantore, ma solo per l'esposizione e la reposizione del SS.mo Sacramento»: L. TRIMELONI, Compendio di Liturgia pratica (3a ed.), Milano 2007, p. 413.