Spiegazione
della
Santa Messa
di
Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)
XII - VANGELO
Mentre il coro canta tutti
gl'inni dei quali abbiamo parlato, il diacono prende il libro dei Vangeli e lo pone
sopra l'altare, manifestando così l'identità che esiste tra il Verbo
di Dio, che ascoltiamo nel Vangelo, e Nostro Signore, rappresentato dall'altare.
Il sacerdote non incensa il libro, ma benedice l'incenso, cerimonia che il diacono
non ha il diritto di fare.
Benedetto l'incenso, il diacono s'inginocchia sul primo gradino dell'altare e recita
la preghiera Munda cor meum nella quale domanda a Dio che il suo cuore e le
sue labbra siano purificati affinché possa annunziare degnamente il santo
Vangelo. Fa allusione, in questa preghiera, al carbone di fuoco col quale un serafino
toccò le labbra del profeta Isaia per purificarlo e renderlo degno d'annunziare
le cose che lo Spirito Santo gli aveva ispirato (cf. Is 6,5-7). Questa preghiera
viene pronunciata dal sacerdote anche nella Messa bassa.
Terminata questa orazione, il diacono prende il libro e, inginocchiandosi dinanzi
al sacerdote, gli chiede la benedizione: Jube, domne, benedicere, "degnati
di benedirmi". Nella Messa bassa il sacerdote chiede la benedizione a Dio dicendo:
Jube, Domine, benedicere, ed egli stesso si risponde con le parole della benedizione,
facendovi i cambiamenti necessari, per applicar a se stesso la risposta. Ricevuta
la benedizione, il diacono bacia la mano del sacerdote, che deve aver posta sul libro
dei Vangeli prima di consegnarglielo, quasi ad indicare che lo incarica di legger
in suo nome.
Si dirige allora verso l'ambone del Vangelo e là comincia la lettura con le
solenni parole: Dominus vobiscum. È questa l'unica occasione in cui
è permesso al diacono di salutar il popolo con tale espressione solenne. Con
essa sembra dirgli: "Preparatevi, poiché state per ascoltar il Verbo
di Dio, la Parola eterna; per ricever un così grande favore bisogna che il
Signore sia con voi, che vi illumini e vi alimenti con la sua Parola". Il popolo
risponde a questa domanda: Et cum spiritu tuo.
Allora il diacono da inizio alla lettura annunziando il titolo di ciò che
sta per leggere con le parole: Initium o Sequentia sancti Evangeli!, facendo
il segno di croce sul libro laddove comincia il passo del Vangelo; poi segna se stesso
sulla fronte, sulla bocca e sul petto, domandando con la croce, principio di ogni
grazia, che abbia sempre il Vangelo nel cuore e sulle labbra, e che la sua fronte
non ne arrossisca giammai. Prende il turibolo, incensa il libro per tre volte, mentre
il popolo risponde: Gloria tibi, Domine all'annunzio della buona novella,
rendendo gloria al Signore, la cui Parola si prepara ad ascoltare.
Procede quindi al canto del Vangelo. Il diacono congiunge le mani e non le appoggia
sul libro, non permettendosi una tale familiarità verso ciò che racchiude
l'espressione della Parola eterna.
Finita la lettura, il suddiacono prende il libro aperto e lo porta al celebrante
che, baciandolo dove inizia il passo letto, dice: Per evangelica dieta deleantur
nostra delicta, "per l'efficacia delle parole che abbiamo ascoltato, siano
cancellati i nostri peccati". Noi troviamo in questa formula, che si usa qualche
volta come benedizione a Mattutino, una specie di rima che denota un'origine medievale.
Frattanto il diacono si volge subito verso il sacerdote in nome del quale ha cantato
il Vangelo e, prendendo il turibolo, lo incensa tre volte. A questo punto della Messa
viene incensato solo il celebrante.
Il sacerdote che celebra la Messa senza esser assistito dai ministri deve girar il
Messale, quando legge il Vangelo, in modo che si trovi collocato un po' verso il
nord, poiché, secondo la parola del profeta Geremia (1,14): Ab aquilone
pandetur malum super omnes habitatores terree, "dal settentrione si rovescerà
la sventura su tutti gli abitanti della terra". Anche il diacono si mette nella
direzione indicata quando canta il Vangelo e, per la stessa ragione, nel battesimo
degli adulti si mette il catecumeno in modo che abbia la faccia rivolta a nord, nel
momento in cui rinunzia a Satana.
Un tempo, vi erano nelle grandi chiese due amboni o specie di pulpiti molto alti,
uno per l'Epistola e l'altro per il Vangelo. Oggi non sì vedono più
che nella chiesa di san Clemente a Roma e di san Lorenzo fuori le mura. Esistevano
anche a san Paolo fino all'epoca dei restauri. In uno di questi amboni sì
metteva il cero pasquale durante i quaranta giorni che precedono l'Ascensione.
Dobbiamo far notare, in questo luogo, la differenza che la Chiesa stabilisce tra
la maniera di annunziar il Vangelo e quella di proclamare l'Epistola. Per l'Epistola
si limita ad annunziare semplicemente qual è il passo che si sta per leggere,
mentre fa sempre preceder il Vangelo dal Dominus vobiscum. Nell'Epistola,
infatti, è il servo che parla; nel Vangelo, al contrario, è la parola
del Maestro che si ascolta e, di conseguenza, bisogna richiamare l'attenzione del
popolo fedele; per questo si usa la formula: Dominus vobiscum.
Soltanto alla fine del Vangelo letto dal sacerdote si risponde: Laus tibi, Christe,
perché un tempo il celebrante, non leggendo nulla di ciò che era cantato,
ascoltava semplicemente il Vangelo (9).
Nelle Messe dei defunti il diacono non domanda la benedizione al sacerdote prima
del Vangelo, poiché, essendo una cerimonia puramente di onore, la si omette
in segno di lutto e di tristezza. Non si portano neppure i lumi all'ambone e il sacerdote
non bacia il libro al ritorno del diacono. Similmente il diacono non bacia la mano
del sacerdote quando prende il libro dall'altare.
NOTE
9) Al tempo di Dom Guéranger il sacerdote, alla Messa solenne, leggeva per conto proprio l'Epistola e il Vangelo che erano cantati dal suddiacono e dal diacono. Prima d'allora l'uso era diverso ed il sacerdote non leggeva nulla.